Ci sono opere che finiscono con un accordo e opere in cui il silenzio arriva prima della fine: Turandot è la più celebre tra queste. La sera del 25 aprile 1926, al Teatro alla Scala, Arturo Toscanini posò la bacchetta dopo la morte di Liù e, secondo le cronache, si rivolse al pubblico: Giacomo Puccini era morto a Bruxelles il 29 novembre 1924 senza terminare la partitura, e il direttore scelse di non nasconderlo. Quella pausa è diventata uno degli atti fondativi del mito pucciniano, il punto esatto in cui l'opera e il lutto del suo autore si toccano.

Un secolo dopo, la Scala riprende l'allestimento firmato da Davide Livermore, nato nel 2024 per il centenario della morte del compositore. Nel 2024 la regia faceva della cesura toscaniniana un momento teatrale esplicito: dopo l'ultimo respiro di Liù, sulla grande luna che domina la scena compariva il volto di Puccini, con una scritta che richiamava le parole di Toscanini, e secondo le cronache di quella edizione il silenzio che seguiva era accompagnato da piccoli lumini elettrici, in scena e tra il pubblico.

Nel 2024, dopo la morte di Liù, sulla luna compariva il volto di Puccini: la cesura del 1926 diventava scena.

La scelta ha una conseguenza drammaturgica che va oltre la commemorazione. Dopo quel silenzio lo spettacolo prosegue con il finale completato da Franco Alfano, e una frattura messa in scena con tanta evidenza rischia di presentare le ultime pagine come un'appendice, non come la risoluzione dell'opera. È un'ambiguità onesta, che rispecchia la storia del titolo, ma che chiede alla direzione di restituire al duetto conclusivo una tensione propria.

Su questo terreno si misura Nicola Luisotti, che sale sul podio dell'Orchestra e del Coro del Teatro alla Scala. Anna Pirozzi ed Ewa Płonka si alternano nel ruolo del titolo, Roberto Alagna e Angelo Villari in quello di Calaf; Liù è Mariangela Sicilia, con Selene Zanetti il 24 e il 29 aprile; Timur è Riccardo Zanellato, in alternanza con Adolfo Corrado.

Le recite sono dieci, dal 1 al 29 aprile 2026; quella del 24 cade alla vigilia esatta del centenario. Sarà l'occasione per capire se la memoria di Turandot può ancora essere teatro vivo, e non soltanto rito.

Fonte: Teatro alla Scala; Seen and Heard International

Redazione Pineale Classic