Un uomo che sa di avere i giorni contati e un uomo che la città ha bollato come iettatore. Luigi Pirandello li aveva lasciati in due atti unici distinti, L'uomo dal fiore in bocca e La patente; Matteo D'Amico li fa abitare nella stessa opera, La vita nuda, che il Teatro dell'Opera di Roma presenta in prima esecuzione assoluta al Teatro Nazionale da martedì 20 ottobre.

Per D'Amico non è un incontro qualunque: il compositore è bisnipote di Pirandello, figlio dello storico del teatro Alessandro d'Amico, che del drammaturgo curò l'edizione del teatro nei Meridiani. Ed è il suo secondo confronto operistico con l'autore, dopo Sogno (ma forse no), presentato in prima assoluta a Terni nell'ottobre 2022, anche quella volta su libretto di Sandro Cappelletto.

L'accostamento dei due testi non è arbitrario. Entrambi mettono in scena una condanna: nel primo viene dal corpo, nel secondo dallo sguardo degli altri. Ma i due condannati reagiscono in modo opposto. L'uomo dal fiore in bocca consuma il tempo che gli resta parlando a un avventore sconosciuto, aggrappato ai dettagli minimi della vita altrui; Rosario Chiàrchiaro, al contrario, ha querelato chi lo addita come iettatore solo per perdere la causa: vuole che il tribunale gli riconosca quella fama, una vera «patente», così da farsi pagare per tenersi alla larga. Da una parte la rassegnazione che si fa attenzione, dall'altra la maldicenza trasformata in mestiere: due modi di sopravvivere alla stessa solitudine.

La distribuzione lascia pensare — è un'ipotesi, in attesa di vedere lo spettacolo — che la drammaturgia di Cecilia Ligorio e Cappelletto cerchi di far comunicare i due mondi: Blagoj Nacoski è l'avventore dell'Uomo dal fiore in bocca e uno dei giudici della Patente. Altri interpreti sostengono due parti: Marcello Nardis un giudice e un giovane innamorato, Maria Grazia Schiavo Rosinella, la figlia di Chiàrchiaro, e una giovane innamorata, Annunziata Vestri la barista e la moglie dell'uomo dal fiore in bocca. Omar Montanari è l'uomo dal fiore in bocca, Andrea Concetti il Rosario Chiàrchiaro della Patente; completano la compagnia Federico Longhi, il giudice D'Andrea, e Roberto Abbondanza, il terzo giudice.

Due condanne diverse — la malattia e la reputazione — davanti allo stesso pubblico.

L'opera, commissionata dal Teatro dell'Opera, dura novanta minuti senza intervallo. Sul podio dell'Orchestra del Teatro dell'Opera c'è Alessandro Cadario; la regia è di Ligorio, con scene di Gregorio Zurla, costumi di Vera Pierantoni Giua e luci di Fabio Barettin. Cinque le recite: martedì 20, giovedì 22 e venerdì 23 alle 20, sabato 24 alle 18, domenica 25 alle 16.30.

Il titolo riprende quello di una raccolta delle Novelle per un anno, e l'operazione arriva a novant'anni dalla morte dello scrittore. Resta la sfida più difficile: in Pirandello la «vita nuda» è sempre, prima di tutto, parola, ragionamento che si avvita su se stesso. Il canto dovrà decidere se assecondare quel ritmo del pensiero o sospenderlo, e da quella scelta dipenderà se La vita nuda sarà un'opera su Pirandello o un'opera di teatro musicale a pieno titolo.

Fonte: Teatro dell'Opera di Roma

Quando e dove

  1. 20 ott

    Opera, prima esecuzione assoluta

    La vita nuda

    Alessandro Cadario, direttore; regia di Cecilia Ligorio

    Teatro Nazionale, Via del Viminale 51 · Roma

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Redazione Pineale Classic